Chiese

Chiesa Santa Maria Assunta Ceranesi
In base ad un’opera edita dal Comune di Ceranesi nel 1893 la “ Chiesa di Santa Maria è ricca di marmi, con sagrestia di bel disegno con moderni ornati ”. Il Casalis riporta come, oltre all’altare maggiore, essa avesse “quattro cappelle sfondate”, cioè altri quattro altari minori, a cui si doveva aggiungere la sagrestia. Le decorazioni furono eseguite attorno al 1837. L’edificio reca murata all’esterno una lapide in marmo del 1209, attestante una serie di lavori di rifacimento e restauro eseguiti in quel periodo. Ad essi seguirono nuovi interventi nel 1282 e, poi, quelli inevitabili imposti da Mons. Bossio, Visitatore Apostolico. La Chiesa venne notevolmente ritoccata dalla famiglia Ghisolfi, che ne patrocinò il restauro alla fine del Cinquecento, per l’esattezza nel 1580. Ci fu una inversione della pianta, un totale capovolgimento : il portone principale venne aperto dove si trovava il coro. Nel 1650 gli altari erano quattro : escluso il maggiore, c’erano quello del S. Rosario, quello di S. Antonio da Padova e quello di S. Giovanni Battista, venerato in particolare dalla famiglia Piccaluga. Il campanile fu rimaneggiato attorno al 1693. Simili interventi privi di criterio hanno contribuito a far sì che l’ordine interno non appaia troppo regolare, “ di barbara costruzione ” perché “ più volte riformata ” per l’Arciprete Toso. Ma non tutti la pensarono così, tanto che per un altro Arciprete, don Campanella, essa era una Basilica.

L’unica navata interna (larga 10 e lunga 24 metri) dà un senso di calore e familiarità, che la rende confortevole ed invitante al culto. È ricca, come si diceva, di marmi, che, per i Remondini, sono residui e avanzi delle numerose spoliazioni avvenute a Genova. Con gli anni s’è aggiunto un quarto altare, quello dell’Addolorata e delle Anime Purganti, mentre quello dedicato a S. Giovanni Battista è stato consacrato pure a S. Antonio abate e a S. Giacomo Apostolo. Vi si trovano una statua in marmo della Vergine del Rosario e tre bei dipinti. Il primo illustra la Crocifissione ed è opera di Francesco Campora, “ buon artista ”, scomparso a Genova nel 1763. Esso risale al 1757. La seconda tela illustra S. Antonio da Padova, dovuta alla maestria o di Antonio Pittaluga, morto nel 1716, o di Nicolò Pittaluga, compagno e ancor più pregiato del precedente. Ambedue, comunque, appartenevano alla Scuola del Merani. L’altar maggiore, interamente rifatto nel 1798, è dominato dall’ancona della Beata Maria Vergine Assunta in cielo, ascrivibile al lavoro di tale G. B. Canepa. Essa è posteriore alla Guerra di successione austriaca, quando le truppe tedesche, ritirandosi, saccheggiarono il paese e devastarono il tempio, portandosi via la precedente tela dell’Assunta ed un ovale raffigurante S. Caterina. Nel 1771 gli interni furono ripristinati degnamente, venne fatto costruire un organo e si guarnì il campanile di due campane, aumentate, dopo il 1821, di altre due. La sagrestia venne eretta nel 1843, mentre la canonica dista pochi passi dal tempio.

N.S. della Misericordia alla Caffarella
Oltre San Martino di Paravanico, in direzione dei Piani di Praglia, è ubicata la Cappella di N.S. della Misericordia della Caffarella. La struttura attuale probabilmente è stata eretta nel 1650-54. All’epoca della Visita Pastorale del Cardinale Durazzo, infatti, si specifica che essa è in costruzione e manca ancora di copertura. Venne ingrandita e consacrata nel 1662.
La Cappella della Caffarella ha, però origini antichissime, più che millenarie, essendo una dellae ultime stazioni di sosta sulla strada che conduceva alle Capanne di Marcarolo, la quale ricalca un antico sentiero ligure. In particolare, nacque come una “maestà”, una di quelle cappelle che fungevano anche da rifugio nelle fredde notti per pastori, pellegrini e mercanti. Tale era pure la vicina Cappella del Pecorale, disposta lungo la strada per i Laghi del Gorzente.
Nella collezione di Palazzo Rosso è custodita una mappa settecentesca che cita la cappella. Nel 1979 essa fu colpita da un fulmineche che ne danneggiò il campanile ed il tetto. Dal 1995 l’edificio ha subito consistenti lavori di restauro, terminati solo nel 1998, che hanno condotto all’intero rifacimento delle volture, degli interni e della facciata esterna.

N.S. dell’Orto alla Gaiazza
A circa tre chilometri di distanza dalla Chiesa Parrocchiale è stata eretta un’antichissima Cappella Pubblica, segnata dall’Arcivescovo Durazzo nel 1650 e dedicata alla Madonna dell’Orto, in cui si festeggia, con tanto di novena ed ottavario, la Natività di Maria, rappresentata da un’effigie lignea. Essa è stata apposta nel 1731, in sostituzione della precedente, di certo inservibile.
La popolazione venera molto questo tempietto, aperto per la S. Messa prefestiva nel periodo estivo ed a cui si è soliti portarsi processionalmente nel giorno di S. Anna.
Pare che la Madonna dell’Orto, proprio come la Caffarella , sia sorta quale stazione di sosta e ristoro (anche per l’anima) dei viandanti e dei commercianti in viaggio lungo la via del sale, che doveva passare in questi luoghi. D’altra parte, l’esistenza di un simile tragitto spiegherebbe pure la presenza della Chiesa pievana.